PartFour

MyMother's Autobiography

 

Gorizia

Sono nata Gorizia,una piccola città del nord Italia al confine con quello cheera la vecchia Iugoslavia. Mia madre nacque là nel 1904 quandofaceva ancora parte dell'impero Austro-Ungarico.

Mia madre miraccontava che Gorizia era la scena di moltissime battagliepoichè era linea di confine durante la guerra dell4&endash;18. Mentre mio nonno fu richiamato, nelle forze Austriache,i suoi due fratelli fuggirono in Italia per combattere con le truppeitaliane, furono arrestati al confine e fucilati cometraditori.

Durante una delletante battaglie, mia nonna fu colpita da frammenti di«shrapnel» all'addome. Fu gravemente ferita malgrado ilbimbo che aveva in braccio, l'unico zio sopravivente, rimase illeso.Durante i momenti di quiete nella battaglia, ella fu portataall'Ospedale di Lubiana dove morì mesi dopo, sola esconosciuta.

Il cibo era moltoscarso durante la seconda parte della 1ª guerra mondiale e miononno continuò a mandare pacchi di cibo molto tempo dopo lamorte di sua moglie perchè tennero viva la speranzarichiedendo ancora cibo che non serviva più a lei… ma erala salvezza per altra gente disperata ed affamata.

Molto tempo dopo siseppe che i giornali locali avevano parlato che una ignota Italianaera morta continuando a chiamare «Rina». Rina era il nomedi mia Madre. La famiglia di mia Madre non riuscì mai atrovare la sua tomba; fu spellita come persona ignota.

Mia Madre e suofratello furono tirati sù dalla sorella maggiore e nel 1923incontrò mio Padre che faceva il servizio militare a Gorizia;avevano tutti e due 19 anni esi innamorarono seriamente, la lororelazione fù molto contrastata specialmente dal mio nonnopaterno che non voleva il matrimonio perchè non riteneva chela familia di mia Madre fosse di ceto abbastanza alto per la suafamiglia. Riuscirono finalmente a sposarsi soltanto tre mesi primadella mia nascita nel 1927… mio Padre dovette rinunciare a tuttala sua eredità (da parte di sua Madre) in cambio per ilpermesso di sposare mia Madre.

Mio Padre era unapersona molto intelligente e pieno di risorse e lavorò molto;nel 1938 aveva una buona posizione con il Banco di Sicilia; era ilpiù giovane vice-Direttore.

Avevamo una bellacasa e la vita era molto piacevole; il futuro era brillante ederavamo felici.

Io ero la maggioredi tre sorelle e un fratello, il più giovane. Avevamoviaggiata tanto; da Gorizia a Trieste dove nacque mia sorellaSilvana. Da Trieste mio Padre fu trasferito a Catania dove nacque miasorella Luciana seguita da mio fratello Sergio.

In Novembre 1938accadde una cosa che doveva cambiare radicalmente la nostra vita.Furono annunziate le leggi raziali e scoprii che mio Padre era«Ebreo»; non sapevo che cosa significasse… Per questaragione fu messo «in pensione» dal Banco di Sicilia ecosì cominciò una dei periodi più infelici eturbolenti della nostra vita.

Ricordo benissimo lasera dell' 11 Novembre 1938; incominciava a fare buio ed io eroseduta al balcone godendomi l'aria mite e profumata di gelsomino; nonso perchè rimasi quieta quando udii i miei genitori cheparlavano sottovoce ignari della mia presenza realizzai con grandeshock che mio Padre piangeva e non potevo credere quello che stavoudendo… Orrificata udii mio Padre dire a mia Madre che non avevapiù una posizione perchè era stato pensionatogiacchè era Ebreo. I miei genitori dovettero spiegarci checosa significava.

Un grande amico dimio Padre (credo che si chiamasse Conte Cassina) lo mandò inAlbania come amministatore di una grande Ditta Edile. Ci aiutòcon tutte le spese dei viaggi ecc. Mio Padre partìimmediateamente e poi lo seguimmo sei mesi più tardi dopo avervenduto tutte le nostre cose (mobilia ecc ecc) e dire addio a tutti inostri amici. Fu molto difficile ricominciare dacapo ma eravamogiovani e ci adattammo presto alla nuova vita, nuovo paese, nuovalingua e nuove usanze. Come ho già detto prima, mio Padre erapersona intelligente e pieno di industria e in pochissimo tempo dopoegli ricevette l'offertà della posizione di Direttore delBanco di Napoli di Tirana. Da Tirana, la capitale dell'Albania fummotrasferiti a Porto Edda o Santiquaranta (Sarande). Si chiamava PortoEdda in onore della figlia di Mussolini che aveva sposato il ConteCiano che fu poi fucilato durante la Repubblica diSalò.

 

Mamma, NonnoGiulio, Nonna Caterina and Silvana

A first radio inPalermo

Luciana, Liliana,Sergio and Silvana in Palermo

Liliana, Silvana,Nonna Caterina, Sergio and Luciana

Nonna's brotherAngelo, Nonna, Liliana and Luciana in Sicily

Nonno, Nonna withSergio, Angelo, Silvana and Liliana inPalermo

Guerra fu dichiaratanel Settembre 1939 e così cominciò uno dei periodipiù pericolosi della nostra vita. Eravammo a Porto Edda quandofu dichiarata la seconda guerra mondiale; la prima cosa che successefu «la nostra prima bomba». Porto Edda non è lontanoda Corfù; quando brilla il sole si vede il suo riflessobrillare sulle finestre delle case di Corfù.

La nostra casa erasulla collina dietro la città; eravamo seduti fuori quando sisentì un rumore… era un aereo che sorvolava lacittadina… guardavamo tutti in sù e pensavamo che fosseun aereo italiano che cercava un posto d'atterraggio.

Mentre guardavamo inalto sentii per la prima un rumore che mi fa, ancora adesso, venirela pelle d'oca; un fischio altissimo che non posso descrivere, miaMadre mi prese il braccio e mi spinse per terra, ci fu un esplosioneorrenda che ci lasciò in shock.

Fummo salvatidall'istinto di mia Madre o forse qualche memoria della guerra aGorizia e il rumore di proiettoli.

Malgrado la guerrala nostra vita non era terribile durante questo periodo, diventavogrande; ho avuto il mio primo romanzo; io e i miei fratelli eravamogiovani abbastanza per affrontare la nostra situazione con filosofia.Porto Edda o Santiquaranta non è lontana dal confine Greco enoi eravamo là quando le truppe Italiane invadero la Grecia;col passare dei giorni ci accorgemmo che il rumore di cannonidiventava sempre più forte. Abbiamo capito la ragione: letruppe Italiane continuavano a ritirarsi avvicinandosi alla nostracittà.

Mio Padre era via adispezionare varie filiali della Banca. Dopo molte giornatediventò apparente che le nostre truppe continuavano laritirata e avremmo dovuto lasciare la nostra casa senza aspettare peril ritorno di nostro Padre eci preparammo a partire.

Una situazione seriasi presentò ad aggravare la nostra già difficilesituazione; mio fratello, che aveva soltanto quattro anni, siammalò con febbre altissima e il Dottore ci proibì dipartire. Eventualmente io e le mie sorelle partimmo con la moglie efigli del cassiere di mio Padre; eravamo in dodici, compresi seibambini. Cominciammo il viaggio in autobus che veramente era fattoper trasportare pollame, il lunedì mattino io e le mie sorellenon sapevamo quando avremmo rivisto i nostri genitori e nostrofratello. Fu un viaggio molto scomodo e pericoloso attaverso un paeseselvaggio con poche strade buone e il pericolo di partigiani ostili edi attacchi aerei. Ci fermammo per la notte a Valona, un porto sullacosta Albanese e fummo tormentati continuamente da aerei alleati cheattaccavano il porto per distruggere navi italiane; la Signora che cicurava, era terizzata e non sapeva cosa fare e durante uno deibombardamenti vicino la nostra pensione, si rifugiòsotto illetto per protezione!

Impiegammo quasi unasettimana per arrivare a Tirana, dove mia madre e mio fratello eranoarrivati due giorni prima. Essa e mio fratello furono gli ultimicivile a lasciare Porto Edda; partirono con il Generale Zannini, ilcomandante delle truppe Italiane in quel settore.

 

InAlbania

The Bank ofNaples in Tirana

Lola thePomeranian

New developmentin Tirana

Al nostro arrivo aTirana fummo portati in un grande Albergo dove tutti i profughiebbero il permesso di dormire su materassi messi in filanell'entrata. E fu qui che nostro padre ci trovò spaventati,sporchi e sconsolati… In seguito ci dettero una villetta vicinaall'aereoporto dove restammo per vari mesi.

La sitazionediventava sempre più grave per noi Italiani in Albania;stavamo perdendo la guerra e i nostri alleati, i «Tedeschi»ci trattavono da nemici. La nostra casa fu danneggiata due voltementre abitavamo vicino all'aereoporto. Non si poteva ottenere ilcibo essenziale per sopravvivere e anche il pane era razionato e nondurava che poche ore; era fatto con farina di granoturco e diventavaduro dopo qualche ora. Il cibo era soltanto riservato per i Tedeschie gli Albanesi. Durante la mia permanenza a Tirana e in altri partidel paese, imparai a parlare la lingua abbastanza bene; ebbi l'ideadi andare al Ministero del commercio e cercare di ottenere dei buoniper caffè, zucchero e altre comodità molto utili escarse. Fui ricevuta dal Ministro a cui raccontai che eravamoprofughi da Koriza (Korce), una cittadina dove avevamo abitato per ilperiodo invernale. Non si può immaginare come la fame aguzziil cervello!

Eventualmentediventò impossibile stare in casa perchè c'eranobombardamenti quasi ogni giorno e anche più di una volta algiorno; gli aerei passavano continuamente su Tirana in rotta per laGermania, Ungheria,Polonia e altri paesi che facevano partedell'Asse. Non si trovava carburante per cucinare e per scaldamente epotevamo soltanto cuocere con un «primus». Un giorno dopoil solito bombardamento sull'aereporto, mia Madre ed io decidemmo dicercare un pò di benzinate che dopo attacchi tedeschi avevanoabbandonato il posto e riuscimmo a rotolare un bidone sul selciato;concentrati sullo sforzo di spingere e con il rumore del bidone sul«tarmac» non sentivamo altro. All'improviso, non soperchè, guardai in alto: dozzine di fortezze volantisorvolavono il campo e non le avevamo sentite! Lasciammo il bidone ecorremmo al riparo così velocemente che penso molte volte cheforse avremmo battuto il record per il miglio prima di RogerBannister… La prossima volta che fummo bombardati, eravamo incantina, in un rifugio che mio Padre aveva improvvisato; sentivamo ilcadere delle bombe e un rumore che sembrava quello delmitragliatrici. Restammo in cantina per un pò aspettando chetutto passasse; sentimmo una voce che chiamava «C'e'qualcuno… la casa brucia»; era un soldato albanese checercava superstiti… Il crepitare che avevamo sentito non era ilra-ta-tat di mitragliatrice, ma il crepitio del legno che bruciava!Riuscimmo a fuggire con pochissime cose, oggetti personali. Dopo lanostra avventura, fummo allocati un appartamente in un grandefabbricato dove erano stati messi tutti gli Italiani che rimanevano aTirana. Era situato molto più vicino al centro e ci sentivamomolto più protetti e meno in pericolo.

Con l'arrivo delSettembre del 1943, eravamo ben abituati alle bombe, attacchi deipartigiani, maltrattamento da parte degli Albanesi e la scarzezza dialimenti di tutti i tipi.

La guerra andavamale per le forze dell'Asse mio Padre ci fece vedere come usare unarivoltella per casi d'emergenza ed avevamo anche delle granate a manoper difesa.

In Albania c'eranomolti partigiani; un numero di pro-Tedeschi, e molti di piùpro-comunisti. Malgrado si comportassero in una maniera piuttostoselvaggia,erano molto coraggiosi nel loro modo. Non passava un giornosenza qualche attacco contro le truppe Tedeche che in cambio portavarappresaglie orrende sulla popolazione locale, era un spettacoloquasi normale, andare al mercato delle verdure e trovare uno opiù persone impiccate nella piazza. La prima volta che vidi unimpiccato restai molto traumatizzata e piansi molto; dopo unpò divento una parte normale della mia vita. Un giornoarrestarono il cassiere di mio Padre non so per cosa; andai con miaMadre per supplicare il suo rilascio. Non so per quale ragione miaMadre decise di dire che il nostro nome era di origine Tedesca; eraSchiff che in tedesco vuol dire nave. A questa asserzione,l'ufficiale ci guardò sorpreso e disse,«Ja, eine Judennamen…», facemmo presto a ringraziare e sparire. Dopoquesto incidente, emmo attenzione a non ripetere il nostro nomeanessuno. L'8 Settembre, l'Italia, sotto il Generale Badoglio,firmò l'armistizio con gli alleati contro i tedeschi. Fummotrattati molto peggio sia dai Tedeschi che dagli Albanesi. Il governodi Badoglio non avvisò nessuno dei comandanti delle varie zonedi guerra; le truppe Italiane in Albania e Grecia si trovarono inpaesi stranieri, circondati da ex alleati e occupati ex amici. Nessunordine venne da Badoglio e molte divisioni dell'esercito Italiano, sitrovarono in una situazione orrenda. Qualche gruppo si arrese; altricombattero e furono decimati dai nostri ex-alleati. Mussolini erastato imprigionato ed era stata dichiarata la fine del fascismo inItalia.

Sembrava cheBadoglio fosse il salvatore dell'Italia, ma molti pensano che furesponsabile per molte morti e un periodo di distruzione nel nostropaese. Il massacro delle truppe Italiane dai tedeschi continuòe molti come la divisione «Julia» l'orgoglio delle forzealpine Italiana, furono decimate i superstiti trattati come schiavi alavorare sulle montagne nevose del confine fra Albania e Grecia.Subito dopo l'armistizio cominciò un periodo ancora piùbrutto nella nostra vita ed ogni giorno era peggio di quelloprecedente; non c'era cibo per noi, i bombardamenti aumentavano, cifurono più attacchi su sudditi Italiani e piùimpiccaggioni nella piazza di Tirana. Violenza diventò unacosa di tutti i giorni e non facevamo più caso alla violenzache ci circondava. Io ei miei fratelli eravamo giovani e non cirendavamo veramente conto di quello che accadeva attorno anoi.

Andavamo a pattinarein un palazzo vuoto che era stato un Ministero Fascista; aveva unbellissimo pavimento di marmo sul quale si pattinava molto bene.Quasi tutti i giorni andavamo a pattinare là; un pomeriggio misembrò che ci fosse molta più gente che andava e venivaattorno la zona e dissi alle mie sorelle e a mio fratello che erameglio tornare a casa subito; mi avviai verso il nostro palazzo cheera a cinque minuti di cammino e Luciana e Sergio dissero che miavrebbero seguito perchè volevano praticare un nuovo passo adue sui pattini.

Ero appena arrivataal portone di casa quando sentii il rumore d'armi da fuoco; corsi sual quarto piano, dove abitavamo, e andai alla finestra per vedere sei miei fratelli mi avevano seguita; vedi soltanto due gruppi di genteche sparavano uno sull'altro. In seguito venni al sapere che ungruppo di partigiani comunisti Albanesi si era infiltrato nelle lineeTedesche ed erano stati attaccati da partigiani pro-Tedeschi. Tremavodalla paura e fui sgridata da mia Madre per non aver atteso per imiei fratelli… Mentre guardavo, mezzo nascosta dalla tenda, vidiun giovane con un giacca chiara che correva inseguito da un soldatoTedesco in motocicletta; correva verso il nostro edificio e siavvicinava… all'improvviso, il soldato punto la mitragliatricesull'uomo che fuggiva ed io sentii il rat-tat-tat della mitraglia.Una striscia di macchie rosse apparse sulla giacca bianca obianchiccia del giovane; continuò a correre e sembròsparire al nostro portone. A questo punto erano arrivati tantimilitari sia Tedeschi che Albanesi che entravano nel palazzo con unagrande confusione e rumore in cerca del'uomo ferito; Ogniappartamento fu ricercato e le porte che furono trovate chiuse,vennero buttate giù a colpi di fucile e calci. Ogni uomo chefu trovato nel palazzo, fu portato nel cortile. Quando giunsero allanostra porta, mia Madre diventò isterica quando arrestaronomio Padre, e non trovarono nulla. L'uomo non fu trovato; erascomparso come per magia… Purtroppo le truppe e i loro seguacidiventarono sempre più impazziti e allinearono tutti gliuomini Italiani nel cortile e minacciarono di fucilarli inrappresaglia. Tutte le donne e bambini piangevono e supplicavono isoldati di rilasciare gli ostaggi; eravamo sicuri che questa era lafine. Improvvisamente, un gruppo di ufficiali Tedeschi,arrivòsulla scena ed io riconosci un ufficiale con cui avevo parlato due otre volte, in Francese. Era nato nell'Alsazia-Lorena e non era moltod'accordo con gli ideali del nazismo. In ogni caso fu il nostrosalvatore e ringraziammo lui e i suoi compagni per aver salvato inostri uomini… Questa può sembrare una storia esagerata enata dalla fantasia, ma è la verità e «laverità è a volte più strana dellafinzione»! Non abbiamo mai scoperto che cosa succedette alpartigiano ferito; qualche persona nel nostro edificio deve averlonascosto dove non fu mai trovato. Spero che sia sopravvissuto, ma lapersona che lo nascose, mise in pericolo la vita di quasi centopersone; grazie a Dio che non fu trovato! Il mattino dopo questoincidente,andai,come al solita fare la spesa al mercato; la piazzaera coperta di centinaia di corpi allineati sul selciato. Quasi tuttii partigiani comunisti erano stati presi e fucilati o trucidati; iloro corpi erano stati lasciati poichè tutti potessero vederee pensare prima di contrastare i Tedeschi. C'erano almeno cento corpisulla piazza e pavimento.

In seguito a tuttiquesti incidenti, mio padre e mia madre decisero di prenotare sullaprima nave che partiva per l'Italia. Dovevamo partire il 14 Novembredel 1944 e vendemmo tutti i nostri beni per cui ci davano ben poco(approfittando della situazione) e ottenemmo valuta in oroperchè era l'unica che valesse dappertutto ed era facile daportare. Eravamo pronti per la partenza, quando la moglie delcassiere si ammalò di nervi; la sua condizione era abbastanzaseria e i miei genitori decisero di lasciarli andare al nostro postoe partire con la prossima nave. La nave era quasi arrivata alla costaItaliana, quando fu affondata da un sottomarino Inglese; il cassiereera uno dei tre superstiti che riusci ad arrivare a nuoto alla costaItaliana; ancora una volta eravamo stati salvati daldestino.

Mi ricordo soltantoche non ci furono altre navi dopo questa incidente perchètutti i traghetti furono cancellati dopo questo disastro e dovemmorassegnarci a restare a Tirana indefinitamente.

La situazionepeggiorava continuamente e trovare qualche cosa da mangiarediventò sempre più difficile; eravamo trattati moltomale sia da gli Albanesi che dai Tedeschi ed essendo io la maggiorecercavo sempre qualche modo furbo e disonesto per aiutare lafamiglia. Mio Padre era il direttore del Banco di Napoli e non sapevache sua figlia maggiore era al Minstero del Commercio, (a pochi metridal suo ufficio) pretendendo di essere una profuga da Koritza echiedendo e ottenendo buoni per vivere; non capirò mai comefeci a fargli credere che ero Albanese e… di Koritza.Passò ancora altro tempo e, finalmente, nel gennaio del 1944fummo ripatriati dai Tedeschi. Lasciammo Tirana un freddo mattino diGennaio e la mia ultima memoria di Tirana fu la visione di un giovaneche era stato impiccato; ricorderò sempre la faccia paonazza ela lingua nera… e il lenzuolo o camice che lo avvolgeva. Fu unviaggio molto lungo e faticoso che durò più di duesettimane. Cominciammo il viaggio su un camion, accompagnati da treguardie Tedesche. Quando raggiungemmo la frontiera fra Albania eGrecia, incontrammo migliaia di truppe Italiane che erano state preseprigionere dopo l'8 Settembre; la maggioranza apparteneva allagloriosa Divisione Julia, truppe Alpine che erano considerate lemigliori in Italia. Erano in condizioni pietose sia fisicamente chemoralmente. Lavoravano nella neve senza scarpe adatte ne vestiariocaldo e elimosinavano per un pò dipane… Riuscimmo agettare del pane che cadeva per terra nel bagnato e lo riprendeva elo mangiavano con voracità. Ci gridavano dei messaggi, ma nonci hanno lasciato fermare. Una delle nostre guardie deve aver avutoun pò di compassione perchè diede loro del cibo e dellesigarette. Continuammo il nostro viaggio con il treno che ciaspettava al confine. Era un treno lunghissimo che aveva tanti vagonipieni di soldati che andavano a Budapest. Loro viaggiavano neiscompartimenti; noi dovemmo arrangiarsi sui carri bestiame. I carrierano affollati ed avevano soltanto paglia per dormire. Faceva moltofreddo e traversammo delle zone selvaggie del Montenegro, versol'Ungheria, Austria… e finalmente arrivammo a Venezia durante ilmattino del 19 Gennaio,1944. Avevamo traversato Budapest, ci fermammolà per una notte a Buda, dove fummo trattati molto bene dagliUngheresi che dettero latte, goulash e… rum. Mentre eravamofermi a Buda vedemmo centinaia di aerei Alleati che forse andavano abombardare la Germania. Tremavamo dalla paura perche c'eranocentinaia di Tedeschi sul nostro convoglio e li vedavamo fuori iltreno che si facevano la barba o suonavano la fisarmonica. Lunicacosa buona che mi ricordo del viaggio è il comportamentemeraviglioso degli Ungheresi. Quando arrivammo nella stazione diVenezia, c'era l'allarme aereo ed era deserta. Ci sentimmo delusi:avevamo creduto che ci avessero fatto una bella accoglienza dopotutto quello che avevamo passato, e ci sentimmo abbandonati estanchi. Eventualmente, ci fecero scendere dal treno inviati indirezioni diverse; file per i buoni di razioni, biglietti per i trenivarii e qualche cosa da mangiare. Andammo a Gorizia, dove la ziaMaria, la sorella maggiore di mia Madre ci aspettava con i suoifigli. Livia, la maggiore, aveva quasi la mia età, e Ada eAttilio. Ci incontravamo per la prima volta, ma diventammo prestoamici e ci adegnammo alla situazione.

Non ricordo moltidettagli della casa e dove dormivamo, ma ricordo ancora che lafinestra della camera da letto nostra, dava sul giardino sul retrodella casa.

Ci arrangiammo allameglio per vari mesi con il pensiero che non avevamo notizie di mioPadre che ra ancora in Albania. Ogni sera pregavamo per il suoritorno e ci preoccupavamo per la sua posizione come«Ebreo». Le condizioni erano molto difficili a Gorizia, inquesto periodo anche per la minaccia dei «Titini», o ipartigiani di Tito. Faceva freddo, c'era la fame e la mancanza dinotizie di mio Padre aveva un effetto molto deprimente su mia Madre enoi eravamo troppo giovani per poterle essere di aiutomorale.

 

In Gorizia,1945

The Garden ofRemembrance before the War

Cousin Ada,Liliana, Luciana and Sergio in the Garden of Remembrance towards theend of the war, when Gorizia formed part of theReich.

 

Una notte misvegliai per un rumore alla finestra e ebbi paura pensando aipartigiani di Tito. Mia Madre era calma e mi disse, «Non averpaura; è Papà.» Non so come faceva a saperlo;corse alla finestra, l'aprì e pianse di gioia mentrel'abbracciò a lungo.

Dopo qualchesettimana, mio padre riuscì a trovare una posizione (con aiutodi contatti) ed anche un appartamento al centro di Milano. Cidispiaceva lasciare zia Maria e i cuginetti ed arrivammo a Milanodurante una serata fredda e bagnata mentre c'era un attacco aereo.Eravamo seduti sulle valigie, all'angolo di Via Meravigli, mentre mioPadre andò a cercare il padrone di casa per ottenere lechiavi. Apparivamo veramente quello che eravamo, profughi; sporchi,stanchi e spaventati, avevamo voglia di piangere e eravamo moltopreoccupati per quello che doveve ancora avvenire. Non ho moltiricordi di questo periodo della nosra vita perchè fu unperiodo così disastroso che ricordo soltantoincidenti.

La notte del nostroarrivo a Milani, ci fu un grosso bombardamento su un tram perpiù di un ora; con la mancanza della luce non si potevanoaprire le porte. Era una cosa che faceva paura; essere bloccati tuttistretti e al buio, mentre si sentivano cadere le bombe.

Un altra cosa chenon era molto piacevole era l'odore di dozzine e dozzine di corpi edi altre cose. Un'altra sera mentre ritornavamo dal lavoro ci fu unattacco aereo e dovemmo scendere dal tram provinciale e buttarcinelle buche in fianco alla strada mentre le bombe ci cadevanoattorno. A Milanino, dividevamo la casa con una coppia molto volgare;noi abitavamo al pian terreno e loro al primo piano. La casa ci erastata data dal Comune perchè eravamo profughi. C'era sempremolta scarsezza di cibo e mia Madre faceva di tutto per cercare dinon lasciarci affamati. Mangiavamo spesso una minestra fatta concarote, riso, e molte erbe per dare un pò di sapore. Mio Madreteneva il meglio di quello che c'era per mio Padre che non eraconsapevole dei sacrifici che facevamo per lui.

Mi ricordo che miasorella Luciana, che era un maschiaccio, andò con labicicletta di mio Padre a rubare delle patate in un campo a circa duechilometri dalla nostra casa; fu sorpresa dal contadino e dovettefuggire lasciando la bicicletta… Dovemmo inventare una bellastoria per mio Padre che fu molto dispiaciuto per la perdita dellasua bicicletta…

 

Silvana andLiliana

 

Milanino, as mymother prepared to leave for a new life inEngland.

 

Liliana, agedsixteen

Con l'avvicinarsidella fine della guerra, la situazione continuò a peggiorare ei Tedeschi erano consapevoli che la fine era vicina. La sera del 21Aprile, ritornavamo a casa dal lavoro; avevamo udito il rumore difucili e mitragliatrici durante tutto il giorno, ma non avevamonessuna idea di quello che succedeva. Avvicinandoci alla stazione dadove partiva il tram che ci portava a Milanino, trovammo confusione ecaos. Ci fu riferito che i partigiani avevano occupato Milano e lamaggioranza dei Tedeschi si era arresa, meno che in qualche caso,temporeggiavano perchè preferivano arrendersi agli Alleati:non si fidavano dei Partigiani… Dovemmo fare a piedi i due o trechilometri che ci portarono a Milanino. Fu un viaggio spaventoso;uomini armati ci spingevono e gridavano per tutta la marcia. Nonvolevano che guardassimo nei fossati che c'erano al lato dellastrada. Mi resi conto perchè guardai una volta soltanto e vididozzine di morti nei fossati. Continuai a camminare guardando semprein avanti per tenermi fuori dai pasticci.

Fui molto fortunata;avevo in tasca la tessera del Partito Fascista della Republica diSalò: se l'avessero trovata non penso che sarei sopravissuta.Non mi fecero domande… Passarono tanti giorni e, finalmente,arrivarono gli Alleati, ma molte atrocità furono commesse daipartigiani. Nel cortile di una scuola vidi l'esecuzione di un«Fascista». La folla guardava l'esecuzione; lo miserocontro il muro e diedero la mitragliatrice a un bambino di circaundici anni il cui padre era stato ucciso dai fascisti e gli disserodi sparare. Ci occorsero tanti tiri per uccidere l'uomo; il bambinonon aveva nessuna idea.

Molti soldatiTedeschi furono uccisi prima dell'arrivo degli Alleati.


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