Samson Schiff ofTrieste
Luisa Crusvar : Argenti e argentierinel XIX secolo: Sansone Schiff di Mannheim

[nel «Shalom Trieste: gliitnerari del ebraismo», Trieste, 1998]

…In tale ambito si inserisce appieno l'attivitàtriestina di un argentiere ebreo: Sansone Schiff, figlio di SamuelSchiff e Augusta Fuld, nato nel 1807 nella città commercialedi Mannheim, grande porto fluviale della Germania, posto allaconfluenza del Neckar nel Reno, sede pure di una comunita ebraica. Ineffetti Sansone Schiff risulta un immigrato ebreo che per una decinad'anni, all'incirca dal 1850 alla fine del decennio, trova nellacomunità triestina un punto riferimento, un fattore diidentità e un presumibile appoggio. I1 Censimento del 1851,conservato nel'Archivio della Comunità ebraica di Trieste,elenca Sanson Schiff qualita di argentiere dell'età di 44 annidomiciliato a Trieste in via San Sebastian 186. Coniugato con BabetteMeier, oltr vent'anni dopo compare in veste di genitore nel Registro"C" dei matrimoni della Comunità ebraica triestina: in data 29giugno 1873, assieme al padre della sposa, Salomon Cohen, firma ilconsenso al matrimonio del proprio figlio, Federico Schiff di 28anni, nato a Mannheim ma domiciliato a Venezia, con Adele Cohen di 25anni, nata a Trieste da Salomon e Gentile Castelbolognese.L'indicazione della città lagunare potrebbe far presumere untrasferimento a Venezia della famiglia, ma sappiamo che SansoneSchiff da Trieste si trasferisce a Milano dove, secondo leindicazioni di Gianguido Jambonet, abita in Corso di Porta Venezia644. Nel 1861 apre un laboratorio in Borgo di Porta Vittoria 36 e siqualifica fabbricante di argenteria. La sua attività milanesee documentata sino al 1870.

Non sappiamo la data precisa in cui Sansone Schiff giunge nellacittà altoadriatica ma tutti i documenti e le opere eseguitecollocano la sua attività triestina nel decennio dimetà secolo, allorché sulla carta intestata il nomeSchiff rimanda alla bottega al n. 607 del Corso. Un'altra confermaproviene dallo spoglio delle buste dell'archivio storico comunale diTrieste: alcuni documenti relativi all'argentiere si riferisconoancora una volta agli anni cinquanta, dal 1854 al 1857. Allo stessoperiodo risale la piccola pubblicità sui giornali locali chedenota uno sforzo propagandistico e uno spirito di intrapresaindividuale rari da riscontrare tra gli orefici e gli argentieritriestini del decennio, tuttavia in linea con gli imperativi deltempo. Nel 1856 una serie di piccoli annunci a firma di S. Schiff,misti di illustrazione e scritta esplicativa, si replicano per alcunimesi sui fogli dell'"Osservatore triestino", il giornalefilogovernativo in lingua italiana allora di maggiore richiamo eautorevolezza. I1 messaggio pubblicizza la «Fabbrica diqualunque genere di oggetti d'argento e d'oro. Lavori rabescati, acesello, a stampo ed a martello. Deposito di oggetti compiutiaargenteria e d'oro». La produzione effettiva di Schiff non sidiscosta molto dalle proposte pubblicitarie. Tutti gli argentirintracciati aderiscono a quel polistilismo dilagante negli oggetti enegli arredi europei dopo il 1830. E la ripresa dell'antico facilitae attutisce l'adattamento al moderno, ai nuovi procedimenti tecnici eindustriali, come la placcatura elettrolitica, la cosiddetta"galvanoplastica", che tendono a livellare le esecuzioni e produconouna sorta di ibridismo seriale, irrigidito nelle forme e nellesoluzioni. Schiff lavora per I privati e per la comunitàebraica eppure per le chiese cattoliche, adeguando alle diversecommittenze i recuperi storici e i rimpasti eclettici. All'argentiereSchiff giungono commissioni anche dalla piccola corte principesca diFerdinando Massimiliano d'Asburgo nella dimora triestina di Miramare.Lo riprovano due fatture saldate dall'amministrazione arciducale indata 3 aprile 1857 e 9 novembre 1860.

Quali dunqlue i caratteri delle sue opere triestine? La nitidastruttura formale dei candelieri della chiesa cattolica di S. MariaMaggiore (1852) raccorda equilibri e esemplificazioni di gustoneoclassico con soluzioni decorative di rimando barocco. I candelieriesesuiti per un'altra chiesa cattolica di Trieste, S. GiacomoApostolo (1855), ripropongono una tipologia similare ai precedenti,sebbene appaiano meno snelli e svettanti, più robusti ecompatti. Nel 1858 e nel 1859 Schiff lavora ancora per chiesecattoliche triestine: nel 1858 firma un architettonico ostensorio"neogotico" pervenuto alla chiesa della Madonna del Rosario enell'anno successivo esegue un baroccheggiante calice in argentodorato, incluso tra la suppellettile liturgica della chiesa di S.Apollinare a Montuzza.

Scelte e indirizzi eclettici permeano anche gli argenticerimoniali destinati alla comunità ebraica locale. Gliornamenti per i rotoli della Torah, eseguiti a Trieste tra 1850 e1860, non derogano dalla prassi generale: sfuggono a una precisaidentita stilistica e ibridano le rivisitazioni del gotico e delrinascimentale, le ultime repliche del neoclassico e delrinascimentale, le riproposte neobarocche o neorococò. Traessi notiamo due corone con fastigio aperto (ataroth) eseguiteentrambe nel 1856, due coppie di puntali (rimonim) da infilare nelleestremità superiori dei bastoni lignei sui quali si avvolge ilrotolo del Pentateuco, sempre del 1856, e una piastra ornamentale(tass) a forma di scudo mistilineo che risale al 1852. A essi siaggiunge una lampada perenne. Annoverati tra gli accessori dell'ArcaSanta, gli argenti riconfermano una decorazione eclettica che coniugae incrocia stilemi neogotici, motivi neobarocchi e citazionibiedermeier volti al naturalismo di metà secolo. La tass del1852 è un prodotto tipico dell'oreficeria triestina degli annicinquanta del XIX secolo. Reminiscenze barocche si amalgamanoall'eclettismo ottocentesco e si adattano alle particolari esigenzesimbolico-decorative della committenza ebraica: sul fondo fittamentepuntinato, ornato da rilievi a rigide conchiglie, penduli ramifloreali e roselline biedermeier, si stagliano le sagome tortili diJakin e Boaz, le mitiche colonne del Tempio di Salomone aGerusalemme, che fiancheggiano la corona chiusa da semicircoliaggettante in postura centrale sopra la scritta ebraica. Tuttavia, acontrasto con la tendenza manifatturiera dell'argenteria ottocentescaper le chiese cattoliche, che inclina a una ripetitività dilivello spesso mediocre, l'argenteria ebraica dello stesso secolosembra acquisire maggiore varietà e libertà diconcezione che contribuisce a renderla di un certo interesse. Con leopere di questo orefice ebreo, attivo alla metà del XIX secoloe appartenente alla dinamica categoria dei "nati altrove", si chiudel'ultima fase significativa nella formazione del tesoro sinagogaletriestino. A tale proposito non posso che riconfermare le conclusionigià tratte in diversa sede. Altri argenti rituali si assommanodopo il 1860, e vi sono certo pezzi interessanti ed emblematici, comela mano per seguire la lettura dei rotoli della Torah (jad), oggettodi ispirazione neobarocca donato nel 5671 (= 1911) dal rabbino IsaccoVittorio Castiglioni per commemorare il cinquantesimo anno del suorabbinato, tuttavia non vi compaiono più nuclei cosi organicie coerenti come quelli che si sono formati nel XVIII e nel XIXsecolo, nel periodo di maggiore crescita ed espansione della Comunitaebraica nel quadro della Trieste borghese e commerciale.


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